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Lui & Lei

Camilla 2


di Membro VIP di Annunci69.it Lou67
14.07.2026    |    169    |    1 6.0
"Vengo …vengoooo” Camilla aprì la bocca e Peppino menandosi il cazzo le sborrò in bocca un primo zampillo, sul viso e sul petto gli altri due..."
Il compact disk partì appena il tasto del play fu premuto. Le note di Chet Baker riempirono la stanza.
Peppino era completamente perso nei suoi pensieri. Nudo, vagava per la casa, da una stanza all’altra.
Camilla aveva acceso in lui una forte eccitazione continua, prepotente, misteriosa.
Erano passati tre giorni e volutamente non aveva più composto il numero in rubrica.
Sentiva che qualcosa di grosso a livello fisico, ma soprattutto emotivo, gli riportava sempre Camilla; la sua voce, i suoi gemiti, la sua frenesia.
Si sedette sul divano a gambe aperte. Il cazzo era duro, teso. Peppino lo guardava e immaginava i piedi di Camilla sfregarsi sul suo sesso; segarlo lentamente e poi protenderne uno alla sua bocca per farselo leccare mentre l’altro continuava il suo massaggio. Non voleva masturbarsi, ma era pieno di voglia, avvolto nelle brume delle fantasie più lascive,
Sentì una vibrazione provenire dal tavolino. Il telefono era acceso. Era Camilla.
“Ciao Piedini, come stai?”
“Speravo mi chiamassi. Ti sei rintanato nella tua tana volontariamente? Non ti è piaciuto giocare con me?”
La voce di Camilla era serena, calma, voluttuosa.
“No Camilla, non sono in letargo. Sono a casa, ascolto musica”
“Potevi chiamarmi, aspettavo di sentirti in questi giorni. Mi farebbe piacere ci vedessimo”.
A Peppino scappò un sospiro.
“Hai paura di me Peppino?”
“No Camilla. Vediamoci domani al bar sul castello, il Continental. Aperitivo?”
“A domani, alla mezza. Bacio”
Camilla riattaccò il telefono. Peppino guardò il suo cazzo in tiro e decise fosse meglio farsi una doccia fredda.
Ore dodici e trenta. Peppino arriva al Continental a piedi. Camicia di lino bianca, pantalone azzurro. Camilla arriva poco dopo da una viuzza laterale, un vestitino corto beige, capelli raccolti, sandali beige.
Camilla ruppe il ghiaccio baciando Peppino sulla bocca, una, due volte. Peppino la strinse a sé ed entrò con la lingua nella sua bocca. Bacio ardente, dai tratti passionali di un tango di Piazzolla.
Si sedettero al tavolino. Parlarono a lungo. Camilla si raccontava, invitando Peppino a fare lo stesso. Al secondo aperitivo erano ancora nello stesso posto, sotto un ombrellone bianco che ricordava le piazze spagnole degli anni cinquanta.
“Sei bella Camilla. Mi fai girare la testa e mi piaci moltissimo. “
“Peppino, stai zitto. Siamo adulti tutti e due. Niente parole. Vieni con me”
Camilla prese la mano di Peppino e lo guidò attraverso le stradine adiacenti al castello. Scesero una scalinata e poi Camilla spinse un cancello che dava in un cortiletto interno.
Aprendo la porta finestra che dava sul giardino Peppino fu investito da un profumo di rosa d’Asmara, piacevole, sensuale.
Camilla lo portò al piano superiore, mentre salivano una scala in legno e pietra, gli disse solo: “Vivo qui”
Al piano superiore Camilla portò Peppino in un salotto con poltrone. Lo fece sedere, lo baciò e lentamente iniziò a spogliarlo.
“Brutto porco, giri senza mutande”
Strinse il cazzo di Peppino, gli leccò la cappella e lo prese nella sua bocca. Succhiava lentamente, lascivamente, guardandolo a volte negli occhi mentre la lingua si arrotolava sulla cappella. La testa andava su e giù, e i gemiti iniziavano a fare da colonna sonora.
Quando sentì che era prossimo a venire, Peppino si taccò, la fece sedere sulla poltrona. Le tolse i sandali e guardandola fissa negli occhi, iniziò a leccarle l’alluce, la pianta esterna fino alle caviglie, per poi risalire nuovamente all’alluce, succhiandolo.
Camilla si era tirata giù le spalline del vestito e con entrambe le mani stringeva i capezzoli di quei seni che sembravano adolescenziali.
Peppino continuava a leccare fino al mignolino per poi passare all’altro piede.
Il tempo sospeso, fra giochi di lingua e i sospiri che si perdevano nel soffitto a volta, fatto di mattoni a vista.
Peppino succhiava l’alluce e Camilla gemeva, torcendosi i capezzoli.
Il vestitino di Camilla, con i movimenti delle gambe, si era alzato e ora Peppino ne vedeva la bellezza delle cosce, un accenno dello slip di Camilla e il monte di venere pronunciato che si agitava nel movimento.
Camilla, di scatto, si alzò in piedi tirò via il vestito. Prese il cazzo di Peppino in mano, segandolo lentamente. Posò le sue labbra su quelle dell’uomo, limonando profondamente.
Poi lo fece cadere sulla poltrona, dicendogli di spogliarsi completamente.
Mentre Peppino si spogliava lei si voltò , tirando giù lo slip. Nel farlo, molto maliziosamente girò la testa, fissando il suo sguardo negli occhi dell’uomo.
“Te l’ho detto che sono Gay. Ora sai perché?”
Si girò verso Peppino nella sua totale nudità, rivelando fra le gambe, un cazzo di normali dimensioni, in piena erezione.
Peppino rimase a bocca aperta. Durò forse un paio di secondi, poi si alzò, la fissò dritta negli occhi, la baciò teneramente.
“Succhia Camilla. Succhiami il cazzo, muoviti amore mio”
Camilla si abbassò e succhiò, succhiò a fondo, con devozione, con amore, a volte con rabbia passionale.
“Toccati il clitoride Camilla, masturbati. “
Camilla si mise una mano fra le cosce, toccandosi, scappellando il suo clitoride, umido di gocce di voglia.
Peppino la bloccò con la testa sul suo inguine. Lei non disse nulla, aspirò il più profondamente possibile, fino a non poterne più. Dalla sua bocca fra un colpo di tosse e un respiro, uscivano filamenti di saliva. Peppino gli prese la testa e la limonò profondamente, oscenamente.
La spinse sul divano. Accucciata al suo fianco, Camilla succhiava e Peppino gli poté finalmente accarezzare quel culo sodo, perfetto. Fra una succhiata e l’altra infilò un dito nella bocca di Camilla. Poi due. Li fece inumidire per bene. Mentre lei succhiava, lui bagnava il buchetto, iniziando a premere con un dito, cercando di massaggiarla per farla aprire. Il dito entrò e uscì un paio di volte.
Camilla ansimava con il cazzo in bocca.
Peppino aveva inserito due dita nel culo di Camilla e si stava eccitando come un pazzo.
“Voglio scoparti Camilla, vieni qui”
Camilla si mise a gambe larghe, con il culo sul bordo, aprendo le sue due mele, esposte alla voglia.
Peppino le mise le caviglie sulle sue spalle, sputò sulle dita. Massaggio il buco del culo di Camilla e puntò la cappella.
Guardava Camilla negli occhi, aspettava di vederla capitolare totalmente.
“Lo vuoi? Lo vuoi il mio cazzo nel culo? Lo vuoi?”
Camilla, gli occhi sbarrati, gli prese i fianchi e dicendo si, lo fece entrare dentro di lei.
Occhi negli occhi. Il cazzo che inesorabilmente, lentamente, scivolava dentro fino in fondo. Camilla gemeva fra dolore e piacere. Peppino sbuffava di voglia piena.
Quando fu tutto dentro. Peppino rimase fermo, per farla abituare. Prese il piede di Camilla e lo leccò fra le dita, iniziando a muoversi indietro per poi riaffondare nel suo culo che si stava magnificamente aprendo.
“Scopami amore, scopami, mi fai impazzire…aaahhhh…sii, ancora, ancoraaaaa”
Camilla godeva forte, godeva di tutto il cazzo che aveva dentro e anche della lingua di Peppino fra le sue dita.
“Sono la tua troia amore, scopami, scopami, fammi venireeee”
Peppino aumentò il ritmo ma non di molto, dava colpi profondi, al limite dell’uscita e poi lo ributtava dentro. Stava impazzendo anche lui, ma voleva assolutamente farla godere e un paio di volte trattenne l’orgasmo.
Sentiva il cazzo di Camilla ogni volta che scendeva nel suo culo. Lo sentiva sulla pancia e lo sentiva sempre più duro e bagnato.
Con una mano prese un capezzolo di Camilla , iniziando a stringerlo con forza, mentre il cazzo affondava profondo nel suo culo.
“Siiiii, siiii….cosììììì…cosiii..vengoooooo!!!!”
Peppino la guardava mentre stava sborrando. Senza neanche toccarsi, due schizzi partirono veloci. Uno sul suo pancino, un altro che le colpì il petto. Altri spasmi e altre piccole sborrate.
Continuò a scoparla, con un ritmo più dolce, più lento.
Camilla aveva uno sguardo mezzo perso e mezzo da gatta sorniona.
“Adesso, tocca te”
Si accovacciò fra le gambe di Peppino e iniziò a succhiarlo lentamente. Lo incalzava continuamente a colpi di lingua mentre succhiava, poi fece roteare la lingua sulla cappella, succhiandola diverse volte.
“ Vengo ,magnifica troia….vengo …vengoooo”
Camilla aprì la bocca e Peppino menandosi il cazzo le sborrò in bocca un primo zampillo, sul viso e sul petto gli altri due. Poi Camilla gli riprese il cazzo in bocca e continuando a farlo saltare dal piacere, lo ripulì della sua sborra.
Come la più languida puttana da casino, raccolse il seme di Peppino dal suo viso , dal suo corpo, se lo mise in bocca, sulle labbra.
Guardandolo famelica. Peppino, si avvicinò al suo viso e lei gli passò il suo sperma, limonando.
Continuarono a baciarsi come due ragazzini, mischiando i loro sapori, la loro voglia.
“ Ma bravi ! Che bel quadretto ! Avete finito le vostre porcate brutti stronzi???
Camilla si staccò da Peppino.
“Cazzo, Vittoria”

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